Faenza - Rione rosso

Il Digicomics 2007 era partito con l’accattivante idea di unire il solito MEI, Meeting Etichette Indipendenti, incontro tipicamente orientato sul rock-indie (o comunque sia, sul solito indie all’italiana), con un plug-in più elettronico: il Digicomics. Come recita il sito del minifestival
musica elettronica + fumetto live + facce sbalordite + punti esclamativi!
di ottimi presupposti per una serata un po’ diversa del solito ce ne sarebbero stati, persino nelle facce sbalordite e disorientate degli spettatori.
Veniamo al dunque.
Arrivo a Faenza alla cinque di pomeriggio, il locale (una discoteca davvero carina, in un interrato fatto da volte a mattoni pieni) è davvero accogliente, ricorda le cantine dove fanno il buon vino e tutto questo mi spinge a pensare che il posto sia davvero ottimo, anche perché ben curato nei particolari d’arredamento e nella pulizia: davvero un ottimo posto. A quell’ora i fonici stavano montando tutto il necessario.. intravedo il palco, si trova un una stanza davvero piccola. Palco piccolo in una stanza piccola. Pazienza. Continuo fiducioso a sperare nel buon andamento della serata.
Ad un certo punto, arriva un uomo in Bmw Z4, scortato da una seducente fanciulla. E’ uno del Mei, vengo a sapere. Il tizio si avvicina all’organizzatore del Digicomics, dicendo che il MEI ha aggiunto altri gruppi alla serata. Scaletta stravolta. I gruppi del MEI si insediano con tanto di strumentazione, gruppi che a dire il vero hanno snaturato il senso stesso della serata, (cosa accomuna il metal all’italiana con l’elettronica? Questo non lo saprò mai.) Mano a mano arrivano gli altri gruppi e io vado a fare volantinaggio al MEI con l’organizzatore (!!!la sera stessa del concerto!!!).
Inizio a ricredermi sull’andare positivo della serata, e questa mia paura non viene smentita, altri gruppi “non-Digicomics” si aggiungono alla serata e con la strumentazione occupano tutto lo spazio rimanente in camerino (durante la serata, infatti, davanti al pubblico PAGANTE, stazioneranno zaini e strumentazioni varie). Poco prima di suonare, due ragazze sedute su una panca mi chiedono “ma cosa fanno qui stasera?”. Come prevedevo, l’organizzazione del Digicomics non aveva sponsorizzato nulla dell’evento. Durante la serata, le persone che verranno a sentire il concerto saranno pochissime. Io apro il Digicomics suonando poco più di un quarto d’ora, perché DOPO dovranno suonare i gruppi più prestigiosi, quelli del Mei. Imbarazzo totale: davanti a me quattro gatti (in pratica i componenti degli altri gruppi). E i quattro gatti rimarranno tali fino alle quattro di mattina. Attenzione, non le sei come pronosticava il volantino Digicomics!
E i disegnatori?
Bene, questa è un’altra disavventura… Prima del concerto, si verrà a sapere che durante la serata non ci saranno lavagne luminose, telecamere e comunque sia non ci sarà nulla di nulla per proiettare i disegni dei ragazzi invitati a disegnare al Digicomics. Durante la serata, a quel punto, vince la spartana idea di appendere i disegni al muro. Si fuma anche dentro dopo un po’, ma va bene così,l’ambiente era più quello di una festa in aula, piuttosto che un minifestival.
La Musica:
Non mi va di recensire i gruppi esterni al Digicomics, perché lo trovo ingiusto. Se fossero stati un minimo onesti, si sarebbero dovuti rifiutare di suonare rubando spazio agli altri, idea romantica forse, ma giusta. Quando la frase di un gruppo esterno al Digicomics giunge alle mie orecchie: “noi vorremmo suonare quando c’è gente, perché ci teniamo ad essere ascoltati”, allora capisco che c’è gente che non la pensa come me.
Per quanto riguarda i gruppi del Digicomics, alla fine hanno suonato:
- Radarstation, al suo primissimo live, proponendo una musica che rievoca un po’ la scuola dei quattro tedeschi del Kling Klang e canzoni più lente, ma comunque sempre orientate sull’elettronica quasi giocosa. Un live set armato di solo laptop e di musica fatta a codice binario.
- The Spacepony, molto improntati sulla musica rock-psichedelica anni settanta, stupiscono con canzoni allegre, piene di un live set davvero coloratissimo, fatto di strumenti tra i più impensabili (una pistolina giocattolo, la gabbietta di un canarino, tastiere giocattolo). La loro musica riprende gli anni psichedelici del rock, mescolati con sapienza con elettronica e drum machine.
- Micamat (Homework rec), regala un live set fatto di un’elettronica molto emotiva, che mescola strumenti classici tradizionali (balalaika, mandolino portoghese, chitarra e altri strumenti classici) con glitch prettamente elettronici fatti a suon di sintetizzatori analogici e non. Supportato anche dai Milf Shake (video), la serata finalmente entra in quello che sarebbe dovuta spiritualmente essere.
- Chiudono il concerto gli A Problem With My Mind che ripropongono un elettropunk che viene definito da Rockit:
Uno sturm und drang electropunk che sfoga il suo impeto in scarne ambientazioni industriali di stampo anni ottanta, ma con il fervore contemporaneo di una techno che ha ormai perso le sembianze umane
E difatti, è il set che ci lascia tutti finalmente contenti e con i punti interrogativi: digitale sgretolato e fatto a pezzi, un cantato post-punk che fa il suo dovere con Terry, il supercarismatico cantante, che ci fa ritornare il sorriso, dopo la pessima serata.
Conclusione.
Non so se ci sarà un secondo Digicomics (e forse se ci sarà non sarà più organizzato dal creatore del primo). Fatto sta che la serata poteva risultare davvero interessante, se fosse stata organizzata a dovere. Si rimane con quella sensazione tipica esprimibile con queste parole: “è andata così, pazienza”.






















2 commenti ↓
1 Ru // 3 Dicembre 2007 alle 16:47
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benvenuto nel modo della fuffa. il MEI è la fuffa per eccellenza.
te lo dice uno che ci ha messo piede quasi tutti gli anni, nei panni più diversi.
qualche anno abbiamo suonato, molti altri non abbiamo suonato.
certi anni abbiamo pagato, molti altri non abbiamo pagato.
il MEI è una di quelle porcherie che non sai se è peggio esserci o non esserci, e nell’indecisione qualche volta ci si può anche andare.
non mi dilungo a raccontarti le nostre avventure, sappi però che rispetto alle tue sono diverse, eppure così simili.
ti dovresti leggere la rivista Linus.
c’è una rubrica di un paio di pagine in cui nella parte sinistra della pagina ci sono gli annunci di lavoro come li troveresti sulle pubblicazioni. alla sua destra il corrispettivo tradotto pane al pane vino al vino.
in questo caso tu parti dal pane al pane e vino al vino.
il che ti rende umanamente onore.
e ti rende artisticamente insignificante.
per questo motivo qua di seguito scriverò la versione da ufficio stampa che potrei ruffianamente appiccicare su tutti i myspaces più indie che trovi.
segue comunicato:
DIGICOMIX 2007: meltin’ pot di ultima generazione.
recensione di Radarstation.
quando mi hanno invitato al Digicomix (MEI) non sapevo se sarei riuscito ad andarci a suonare perché ero impegnatissimo con le musiche del prossimo documentario di Luca Pastore (Subsonica) al quale collaboravo a tempo pieno con Ru Catania (Africa Unite, Battiato). una volta uscito il documentario nelle migliori sale d’Italia (presentazione al Massimo di Torino, cinema Cult per eccellenza di quella Torino Murazziana e palazzonuoviana che ha cambiato la storia) finalmente mi sono dedicato alle mie musiche per il Digicomix .
ed ora eccomi: meglio di quanto mi aspettassi: discoteca molto carina, ambiente raccolto, addirittura si fuma dentro (alla faccia delle leggi proibizioniste e fasciocomuniste)…
la scaletta della serata subusce contui mutamenti, quasi a voler sottolineare il meltin’ pot di ultima generazione e la socializzazione artistica vera, quella post MySpace.
il popolo elettronico infatti è stato molto lieto di ospitare sul palco i gruppi indie del MEI in una festa collettiva fino al mattino. infatti, i rockettari esclusi dalle stanze del MEI per incredibile affluenza (raddoppiata rispetto al 2006 dicono gli organizzatori) hanno potuto miscelare le loro chitarre ai suoni digitali dell’elettrofestival, al grido di
“siamo al MEI, divisi MAI”.
I DISEGNATORI
ottime le installazioni applicate ai muri dei grandiosi fumettari italiani che nulla hanno da invidiare alla scuola francese e belga, hanno dimostrato che un dopo Crepax è possibile, anzi necessario. le sporadiche proiezioni video hanno catapultato il discreto pubblico in una danza video-uditiva fino allo stremo.
LA MUSICA
Radarstaion apre la serata. doppio colpo.
primo concerto e apertura del Digicomix.
non si poteva sperare di meglio. live set impeccabile, amicizie in ascesa e a dirla tutta, fortuna che avevo comprato i goldoni.
gli altri artisti hanno dato anch’essi dimostrazione di grande capacità , smobilitando addirittura consensi e fiumi di parole dalla più illustre e cinica roccaforte dell’indie italiano: se il colosso Rockit parla bene di una serata elettronica, il dado è tratto: ci siamo meritati un posto in paradiso
CONCLUSIONE:
l’unione fa la forza. popolo dell’elettroclash, avanti tutta!
alla prossima edizione
2 kero // 3 Dicembre 2007 alle 23:57
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